venerdì 11 marzo 2016

L' 11 Marzo in Lituania

"Il 23 agosto 1989 si svolse la più grande protesta che avesse coinvolto un Paese sovietico: oltre due milioni di persone parteciparono alla catena umana, “la via baltica” che attraversò mano nella mano i tre Stati occupati, attirando su di sé l’attenzione del mondo intero. 
Nella seconda metà degli anni Ottanta, mentre il segretario Gorbaciov stava disperatamente cercando di trovare una via d’uscita alla crisi profonda che stava disgregando il regime sovietico, la Lituania insieme alle sue due sorelle baltiche forti di quel consenso popolare trasversale non ebbero paura di fronteggiare a viso aperto l’Unione Sovietica e quella manifestazione non violenta ne fu un atto tangibile: l’esperienza dei Fratelli della Foresta e della morte di Stalin erano indissolubili.
Il governo sovietico reagì duramente alla “catena umana”, attaccando il nazionalismo baltico e dichiarando che i tre Stati avrebbero continuato a far parte dell’Unione Sovietica; l’inaspettata vittoria elettorale del Sąjūdis nelle elezioni del Soviet della Repubblica Socialista Sovietica provocò un ulteriore accelerazione degli eventi. L’11 marzo 1990 il Supremo Consiglio della Repubblica Socialista Sovietica di Lituania proclamò la restaurazione dell’indipendenza e Vytautas Landsbergis fu eletto presidente. La nuova reazione sovietica divenne violenta, così unità militari occuparono la Lituania e il 13 gennaio vennero attaccati prima la torre della Televisione di Vilnius, poi il Parlamento, per la difesa della quale furono erette barricate. Gli scontri causarono 14 morti. Questa volta gli Stati Uniti e l’Unione Europea condannarono l’intervento sovietico minacciando sanzioni economiche.
Dopo il referendum del 10 febbraio 1991 che sanciva con un 90% la chiara volontà indipendentista e il fallito colpo di stato dell’agosto 1991 contro Gorbaciov, la libertà diventò reale."



mercoledì 13 gennaio 2016

Non ti scordar di me - 13 Gennaio 1991


La Lituania, tutta, riunita intorno ai falò, ricorda, con dolore i tragici avvenimenti che l'hanno condotta alla Libertà.
Il 13 gennaio 1991 la Lituania ha lottato senza armi e ha resistito con la disobbedienza all'aggressione sovietica difendendo la propria Libertà con barricate difensive.

L'assalto delle forze sovietiche alla Torre della televisione di Vilnius, la repressione e la violenza fece 14 vittime e numerosi feriti. Le postazioni di difesa vennero spazzate via e con loro la vita di innocenti per lo più giovani.

Il "Non ti scordar di me" è un fiore, semplice e bello, simbolo della campagna di sensibilizzazione alla Memoria.

La Libertà non è una cosa scontata.
La Lituania ricorda (anche senza l'ausilio del fiore) e lo dovremmo fare anche noi, in silenzio.
In Lituania sono passati già/solo 25 anni e in Italia?

giovedì 7 gennaio 2016

When We Talk About KGB - Aš už tave pakalbėsiu: Recensione






L'esigenza del racconto ha un qualcosa di estremamente viscerale, ci distingue e a volte ci fa' ritrovare, in luoghi, sguardi e perfino silenzi. La lunghezza di un silenzio a volte è pesante, imbarazzante e "scambiarlo" con il fragore di un battito di mani è una liberazione.
Più le storie sono potenti più le loro conclusioni ci fanno male o semplicemente ci lasciano lì. Abbandonati.
Abbandonati come statue che nessuno vuole, portate chissà dove e mai più volute.
"When We Talk About KGB - Aš už tave pakalbėsiu" è un intreccio di vite vere, (anche se vorresti che non lo fossero), scelte, spiate e catturate con brutalità. Come contenitore un bellissimo palazzo neoclassico nel centro di Vilnius proprio di fianco all'Accademia di Musica. Tetro e tristemente vero.
Uno spettatore poco attento o impreparato ad un tipo di documentario del genere, avrebbe un po' di difficoltà a collocare personaggi o vicende storiche, a seguire il tessuto narrativo senza avere mille interrogativi.
La drammaticità di alcune riprese, con i suoi tempi dilatati, poi, enfatizza dei già di per sé momenti di tensione emotiva, bastano delle semplici camminate o dei dettagli ad alimentare un senso di impotenza e l'esigenza di andare avanti.
La contrapposizione dolore-musica, è veicolare, la carica emotiva il ribaltamento dei ruoli,  carnefice-vittima, cattivo-buono, sancisce la sconfitta di tutti ma anche la dignità dell'uomo. Un uomo senza memoria che ha bisogno di ricominciare.
Il documentario di Maxì Dejoie e Virginija Vareikyté va a collocarsi di diritto nella filmografia essenziale per la comprensione di quel periodo storico ancora purtroppo poco conosciuto.
Il film scorre sempre in modo omogeneo anche se in alcuni frangenti, il movimento della macchina seppur volutamente netto e il materiale d'archivio-narrazione ti riportano di colpo seduto lì sulla tua bella poltroncina.
E' giusto ricordare, così, con una storia, con tante voci, con la forza di una donna che parla con la voce rotta, con la voce smarrita di suo marito 

Alessandro Sposato

domenica 6 dicembre 2015

Rivista calabrese di storia del ’900

E' passato un anno dalla presentazione del libro nel Seimas (Parlamento) lituano, nessuna voglia di festeggiare da parte mia, eppure molti "ci avrebbero marciato" .
Il libro nella sua imperfezione cartacea non è finito, non è morto anzi, presto sarà disponibile online, modificato, fruibile e accessibile a tutti quelli che continuano a chiedermelo.
Intanto per questo "compleanno" ho ricevuto un regalo, inaspettato ma gradito.
L'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, si è ricordata del mio lavoro.
Potete scaricare il periodico da questo link (recensione a pagina 77)

Rivista calabrese di storia del ’900


Ringrazio:
 il Prof. Dr. Giuseppe Masi, Prof. Dr. Pantaleone Sergi, il Prof. Dr. Brunello Mantelli e la Dott.ssa Ieva Musteikyte

martedì 21 luglio 2015

"Žaliasis tiltas" - Il Ponte Verde della nuova Vilnius

Tra una chiacchierata sul caldo infernale in Italia e progetti imminenti, la vita, il lavoro, i ricordi di quegli scorci di Vilnius, imponenti, silenziosi e a volte segreti riempiono la bocca di quella famiglia, lontana, lì in Italia che non si è mai rassegnata ad aver lasciato partire un figlio.

La Lituania d'amare, così per quella che è, nella sua fredda bellezza, nelle contraddizioni che continuano a spiazzarti sebbene ormai di anni son cinque è alla portata ormai di tutti.

Superate, forse alcune problematiche di carattere storico e amministrativo, la città è più viva che mai.

La mia famiglia questo lo sa, e nonostante un'età non proprio adatta allo spostamento ha deciso di scoprire quei posti che tanto ho faticato nel descrivere.
Non mi mancavano o mi mancano certo gli aggettivi ma a volte vanno semplicemente visti.

Ricordano bene anche quel "Ponte Verde", crocevia di una Vilnius nevrotica, quelle statue rovinate e non proprio bellissime di fronte alle quali ad ogni passaggio si sono soffermati.  
Ho spiegato, dato informazioni cercando di essere sempre lucido e non di parte, quella lituana ovviamente. 
A loro non è mai interessata molto la politica, specialmente dopo le nefandezze italiane ma con il dolore di chi ha sofferto per altre vie, ad ogni passaggio provavano ad entrare nell'ottica del dramma lituano,  ricordandomi che come un lutto, per quanto brutto possa essere stato, esso non va cancellato, coperto estirpato o dimenticato ma semplicemente, con il tempo e le lacrime metabolizzato e gestito, mai sfruttato.

Un ricordo, un monito, un punto da cui ripartire.

Lascio agli storici di "professione" e ai giornalisti la descrizione degli eventi, le critiche e i dibattiti.

A conti fatti, parliamo solo di un ponte e di statue e va bene così, ma la memoria, ovunque tu sia, ovunque tu vada, quella DEVE essere presente anche se a volte in alcuni resta anestetizzata dagli eventi e in altri ancora dolorante.
Sono sicuro che chi ha sofferto lo sa.
La reazione cambia, da persona a persona, Popolo o Nazione, quel che è stato, però resta.


Si torna in Italia, anche se per poco. Avrò molto da raccontare a chi è pronto ad ascoltare.
La mia famiglia? Sicuramente.

sabato 25 aprile 2015

La Resistenza italiana

Oggi 25 Aprile l'Italia  festeggia la fine dell’occupazione tedesca, la fine del regime fascista.
L'Italia ricorda coloro che hanno partecipato alla Resistenza a distanza di 70 anni sebbene gli ideali antifascisti sembrano esser persi e la Libertà considerata una cosa dovuta.
Contro ogni Regime, contro ogni Dittatura non dobbiamo dimenticare MAI ciò che stato.
L'Italia è "distratta" da altre problematiche sicuramente da non sottovalutare, l'ignoranza genera paura e gli uomini continuano a noi imparare dai propri errori.
Resistiamo, Resistete!