martedì 21 luglio 2015

"Žaliasis tiltas" - Il Ponte Verde della nuova Vilnius

Tra una chiacchierata sul caldo infernale in Italia e progetti imminenti, la vita, il lavoro, i ricordi di quegli scorci di Vilnius, imponenti, silenziosi e a volte segreti riempiono la bocca di quella famiglia, lontana, lì in Italia che non si è mai rassegnata ad aver lasciato partire un figlio.

La Lituania d'amare, così per quella che è, nella sua fredda bellezza, nelle contraddizioni che continuano a spiazzarti sebbene ormai di anni son cinque è alla portata ormai di tutti.

Superate, forse alcune problematiche di carattere storico e amministrativo, la città è più viva che mai.

La mia famiglia questo lo sa, e nonostante un'età non proprio adatta allo spostamento ha deciso di scoprire quei posti che tanto ho faticato nel descrivere.
Non mi mancavano o mi mancano certo gli aggettivi ma a volte vanno semplicemente visti.

Ricordano bene anche quel "Ponte Verde", crocevia di una Vilnius nevrotica, quelle statue rovinate e non proprio bellissime di fronte alle quali ad ogni passaggio si sono soffermati.  
Ho spiegato, dato informazioni cercando di essere sempre lucido e non di parte, quella lituana ovviamente. 
A loro non è mai interessata molto la politica, specialmente dopo le nefandezze italiane ma con il dolore di chi ha sofferto per altre vie, ad ogni passaggio provavano ad entrare nell'ottica del dramma lituano,  ricordandomi che come un lutto, per quanto brutto possa essere stato, esso non va cancellato, coperto estirpato o dimenticato ma semplicemente, con il tempo e le lacrime metabolizzato e gestito, mai sfruttato.

Un ricordo, un monito, un punto da cui ripartire.

Lascio agli storici di "professione" e ai giornalisti la descrizione degli eventi, le critiche e i dibattiti.

A conti fatti, parliamo solo di un ponte e di statue e va bene così, ma la memoria, ovunque tu sia, ovunque tu vada, quella DEVE essere presente anche se a volte in alcuni resta anestetizzata dagli eventi e in altri ancora dolorante.
Sono sicuro che chi ha sofferto lo sa.
La reazione cambia, da persona a persona, Popolo o Nazione, quel che è stato, però resta.


Si torna in Italia, anche se per poco. Avrò molto da raccontare a chi è pronto ad ascoltare.
La mia famiglia? Sicuramente.

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